AUTOSCONTRO PER LA VITA
Andrea Scalini, trentenne squattrinato con poca arte (fa senza molta convinzione il critico) e parte, condivide un appartamento con Alfredo - psichiatra depresso ma soprattutto suo unico vero amico - e passa il tempo a rimuginare sul fresco fallimento della piu' grande storia d'amore della sua vita; insomma, non sembra ben disposto a migliorare la precarieta' della sua esistenza: al contrario, quando non e' impegnato nella sua passione principale, l'onanismo, sperpera le restanti energie alla ricerca di cose-persone-eventi bizzarri apparentemente sprovvisti di senso. Un'esistenza buttata? Sembrerebbe di si', ma d'improvviso e' la vita a "lavorare" per lui: l'assessore Nardi, gran fiuto per gli affari (e per qualcos'altro), lo obbliga ad imbarcarsi in un'impresa folle, la creazione dell'improbabile MAFS, il "Museo d'Arte Fruibile Sessualmente", che promette soldi a palate e successo. Soltanto un sogno? Niente affatto! La vita del giovane Scalini cambia veramente. Di pagina in pagina comincia ad avere successo, anche con le donne: e in fondo e' questo il suo problema, la paura del successo, della riuscita; perche' Scalini sta diventando felice, tanto felice, ma poi lo vorra' davvero? Per fortuna la sua antica passione per gli autoscontri (in strada!) si manifesta di nuovo nel momento piu' cruciale, la paternita', obbligandolo a dover scegliere se vivere la sua nuova vita oppure fuggire via da tutto e da tutti... Abbiamo parlato di questo romanzo d'esordio con l'autore, artista "visivo" e cultore di storia dell'arte.
Domanda d'obbligo a un autore esordiente: quanto c'e' di autobiografico in Aureole in cerca di santi, e come mai ha deciso di prendere carta e penna per cimentarsi con la minacciosa pagina bianca?
Gli spunti autobiografici ci sono ma meno di quanto si possa pensare. Di solito parto da un'esperienza vissuta e raccontatami da qualcuno, e poi la deformo intrecciandola con i vari caratteri, tic, ossessioni della gente. Infine devo dire che per me scrivere non e' mai frutto di una decisione ma di una necessita'.
Andrea, il protagonista del romanzo, ha trent'anni, e un comprensibile desiderio di "adultita'". Eppure sembra che qualcosa finora abbia boicottato la sua crescita, procurandogli una buona dose di sofferenza: la vicenda si apre quindi con Andrea che tappezza i muri della sua camera con "airbag" sgonfi, gesto molto forte, significativo, che fa pensare all'improvvisa esplosione del suo grande bisogno d'aiuto e di affetto. E' cosi'?
La camera tappezzata di airbag puo' essere una vera e propria "installazione d'arte ambientale" (forse un po' troppo esplicita) e in effetti richiama il bisogno di Andrea di proteggersi dall'incontro-scontro con la realta' del passaggio d'eta'. Ma gli airbag sono anche quelle cose e quelle persone che ci sono vicine e ci fanno stare bene.
Notazione di contenuto: ci rivela come ha cavato dal cilindro il "Museo d'Arte Fruibile Sessualmente"?Ironia a parte, sembra un grande attacco al mito del progresso e alla nostra epoca virtuale ultra-tecnologica.
Sono un grande frequentatore di musei e spesso ho vissuto fantasie erotiche con i personaggi femminili di alcuni quadri (una donna di un'opera di Hayez, la prima)... Comunque, piu' che un attacco alla tecnologia e' una riflessione sulla superficialita' che caratterizza la nostra epoca: ci fermiamo alla "bidimensionalita'", soprattutto nei rapporti umani, e la cosiddetta "terza dimensione", la virtualita', spesso e' soltanto un'illusione di profondita'.
Sappiamo che lei e' prima di tutto un "artista visivo": che cosa risponde se definiamo i personaggi e le vicende del suo libro impelagati in una tragicomica deriva surrealista?
Personaggi e vicende che sfiorano l'assurdo mi appartengono da sempre. Inoltre credo che una certa vena "concettual-surrealista" sia indispensabile per comprendere e raccontare i nostri tempi.
Vuole cortesemente commentare col senno del poi questa "sassata" nichilista di Andrea: "Dietro all'amore c'e' solo la fine dell'amore, e basta". E' una delle piccole lezioni del libro?
Non e' affatto una sassata; in realta' e' una frase che celebra la clamorosa bellezza dell'esperienza amorosa, talmente preziosa da non avere nessuna sfumatura maligna, nessuno scheletro nell'armadio, se non quello inevitabile della propria scomparsa.
Nel suo romanzo si trovano numerose citazioni tratte da film o da canzoni piu' o meno recenti, alla Hornby per intenderci: qualche "padrino" letterario, invece?
Tra gli scrittori e i libri che ho amato (e amo ancora) di piu' ci sono: Fitzgerald, McInerney, Coupland, Gogol (i racconti), Oscar Wilde, Bianciardi (Vita agra), Celine, Tondelli (Camere separate) e Busi.